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Domenica, 23. Marzo 2008
Sono fotografa e siciliana, non so se sono comunista. Non so un sacco di cose.
Mi piacciono le tue poesie: bucano lo stomaco. Credevo non avresti più scritto sul blog. Ti ho letta quando eri in giro. Non lascio un commento perché sarebbe complicato riuscire a spiegare tutto questo in un commento. Il mio blog fotografico è ilbellodellamoto.blogspot.com ma lì sono Thomas. E tutto sommato possiamo essere chi vogliamo. Se tu avessi voglia e tempo di guardare le mie foto mi farebbe piacere, dopo avere condiviso l'emozione delle tue parole. Ciao.
C.
Hagar risponde:
Carissima Thomas, felice di conoscerti intanto, e grazie per avermi detto che le mie poesie ti piacciono. Ho visto le tue foto oggi e ti dico in tutta sincerità che le trovo stupende. Alcune le metterei nel mio blog senza pensarci un secondo J [Quella che vedete in alto s'intitola "Punto di Fuga", ed è di Thomas, naturalmente. Andate nel suo sito e guardate le sue foto. Ditemi se non parlano pure loro come poesie].
Ecco, Thomas, a proposito di foto e poesie... Io ho un piccolissimo problema, nel senso che le foto che ho abbinato alle mie poesie non sono mie, purtroppo. A dirla tutta, non so neanche di chi siano. So solo che c'è un sito in internet che ha milioni e milioni di foto dentro e io prendo da lì le immagini che mi servono volta per volta. Non potrò pubblicarle, però, ovviamente, nel caso in cui decidessi di trasformare le mie poesie in qualcosa di più (penso da tempo ad un CD con dentro musica, immagini, parole e recitazione assieme. Nuove forme comunicative ... J
Insomma, Thomas, sappi che quel giorno verrò a bussare alla tua porta per chiederti se volessi scattare tu le foto da abbinare alle mie poesie. E quel giorno spero di cuore di ricevere un bel SI.
Quanto all'Hagar Blog, difficilmente lo abbandonerò. La rete è davvero "il mondo a portata di mano", e io non posso più farne a meno. Posso allontanarmene di tanto in tanto, e certo che lo farò, ma mai uscirne del tutto. Sarà anche che devo tanto ad Internet, che adoro aprire la cassetta della posta e scoprire ogni tanto delle email come la tua. Sarà anche che è un modo per me per conoscere tantissime persone nuove e interessanti, alcune talenti straordinari, almeno per me. Con qualcuno sarei felice ed onorata di collaborare insieme, un giorno, se possibile, se capiterà. Fra queste metto te, che ti credi?! Mi serve un fotografo come il pane! Sarà quel che sarà, insomma, ma certo è che la rete è diventata la mia seconda casa ormai. E non è in vendita.
Un abbraccio.
Domenica, 16. Marzo 2008
Come promesso, Enrica, eccomi qui a rispondere alla tua lettera (la lettera di Enrica è riportata subito dopo la mia).
La mia comprensione ce l’hai tutta. Comprendo come ti senti, a partire dalla rabbia che provi in questo momento e che sento a pelle nelle parole che mi hai scritto. Comprendo il dolore che stai provando, persino i silenzi che immagino ti concederai spesso per riflettere, per cercare di spiegarti come mai sia successo, a te, proprio a te, anche a te. Magari ti chiedi se hai sbagliato qualcosa, se è colpa tua e meriti tutto ciò. Scoprirai di no col tempo, ma vorrai ugualmente ripercorrere ogni tappa della tua vita, vivisezionare le scelte che hai fatto volta per volta, cercando in tutti i modi di trovare quel famoso bivio in cui hai girato a destra piuttosto che a sinistra, sbagliando. Passano i giorni, le settimane, i mesi... Comprendo, carissima Enrica. Come potrei non comprendere? Ma qui mi fermo però. Mi fermo perché immagino che saranno in tanti, prima e dopo di me, a concederti la famosa "comprensione".
Qualcuno non lo farà, sappilo. Qualcuno ti andrà contro, e fra questi potrebbero esserci anche gli “insospettabili”. Molti ti concederanno indifferenza e niente di più. I deficienti, poi, non ti concederanno né comprensione né indifferenza, ma semmai qualche risata in piena faccia. Qualcuno si befferà di te, del momento di grande debolezza che stai vivendo. Purtroppo di deficienti è pieno il mondo e quindi metti in conto anche questo.
Alla comprensione, Enrica, io dedico un minuto o due e non di più. Credo, infatti, che tu abbia più bisogno di qualcuno che ti dica che “ce la puoi fare”. Hai presente quel motto straordinario che tanto spopola negli Stati Uniti in questo peridodo e che dice “Yes We Can”? Ecco: You can. Tu PUOI. Dalle tue parole mi arriva la sensazione che ti senti precipitata dal quarto piano e, tutta rotta come sei, potrai al massimo sperare di rimetterti in piedi un giorno, con calma, molta calma, chissà quando e come. Ecco, io sono qui a dirti che non solo ti rimetterai in piedi ma che tornerai anche a camminare come prima, e a correre. Se vuoi, Enrica, potrai persino imparare a volare. Se vuoi, perché parto dal principio che “tu puoi”. Quando mollerai tu e soltanto tu... allora tutto ciò che ho detto sarà pura utopia, ma fino a che tu non mollerai... sarà un sogno e, come tutti i sogni, può essere che si avveri. Come si fa a realizzare i sogni quando sembrano impossibili? Prima di tutto, e ti prego di credermi, NON rinnegando mai ciò che ami e/o che hai amato.
Non servono solo ingegneri, medici e avvocati per formare una società evoluta e civile. Proprio no. Servono anche persone che hanno studiato Beni culturali, come te. Servono le biblioteche in Italia, penultimo Paese in Europa per libri letti. Servono i tuoi studi, e tu lo sai bene o non li avresti mai fatti.
Perciò, Regola numero 1: AMA LE SCELTE CHE HAI FATTO, SENZA RINNEGARLE MAI. Te lo dico non dall'alto di un piedistallo, ma dal basso in cui mi trovavo, che più in basso non si poteva. La forza che ho tratto amando ancora più disperatamente le mie scelte di vita, dalla prima all'ultima, è impressionante e ineguagliabile.
Regola numero 2: INVESTIRE SU SE STESSI, ora più che mai.
Le persone investono sempre quando tutto va bene. Io penso che bisogna investire sempre su se stessi, e doppiamente quando non abbiamo il vento in poppa. Perciò, Enrica, se anni fa ti sei laureata in Beni Culturali, ora osa di più ancora, magari studiando qualcos’altro che hai sempre voluto fare e che non hai mai fatto. Non penso al fatto che tu possa o non possa permettertelo economicamente e, anche qui, ti prego di capirmi. Io, quando credo in un investimento, lo faccio, costi quel che costi, anche se dovesse significare mangiare pane e cipolla per un anno intero. Ho investito fino all’ultimo centesimo dei miei risparmi proprio in tempo di guerra (leggi: quando ero in CIGS): 2 anni di corso di inglese al British Council per rendere il mio inglese mezzo decente, un anno di Bridge, un anno di Master in Business Strategy a Bergamo (tutti i giorni andata e ritorno in macchina), e poi l'iscrizione come Consulente dell'Ordine. Ho fatto degli investimenti pazzeschi in Borsa, per fortuna tutti azzeccati, al punto tale che c’è stato un periodo in cui le mie entrate erano persino superiori a quelle che percepivo in azienda quando lavoravo.
I soldi che facevo li reinvestivo tutti, fino all'ultimo centesimo. Nel frattempo, però, ho anche ridotto ad un terzo il budget dedicato alla spesa, alimentare e non solo. Ho perso 16 chili, diventando molto più carina ai miei occhi. Non ho più comprato un solo vestito e neanche un solo paio di scarpe nuove, ritenendole spese inutili in quel momento. Niente più trucchi e dimezzate le volte in cui andavo dal parrucchiere. Niente più ristoranti, cinema, pizzerie. Niente di niente. Ho iniziato a scrivere il mio libro, che prima o poi uscirà, sempre più per dovere che per necessità, ma per me ai tempi era un altro investimento che stavo facendo, sempre su di me, per trasformarmi in imprenditrice, avendo finalmente un prodotto tutto mio da vendere. Poi sono entrata in rete, aprendo l’Hagar Blog. Ho comprato decine e decine di libri, ho speso cifre folli su tanti altri fronti che non sto a dirti o ci sarebbe da ridere delle mie sventure anzichè piangere. Alla fine di tutto, però, posso dire che con i miei 800 euro al mese per 4 anni ho vissuto bene, investendo moltissimo e SENZA aver mai chiesto un solo centesimo a nessuno. E’ per me una fonte di orgoglio infinita l’avercela fatta sempre da sola economicamente parlando. Sono fiera di questa cosa più che di qualsiasi altra.
La paura di rimanere senza soldi bisogna superarla perché può bloccare ogni iniziativa per tirarsi su e uscire dal tunnel. Sai io che ho fatto? Ho sempre creato nella mia mente una chance in più per ogni volta che le vecchie mi abbandonavano. Fino a che sono arrivata all’ultima spiaggia (quella del deserto J), nel senso che mi sono ritrovata con la prospettiva davanti a me di rimanere nel giro di 2 mesi senza più un soldo in tasca, una casa e, manco a dirlo, un lavoro (mobilità). Senza niente di niente. Era una tragedia, certo che sì, ma a sprazzi pensavo anche che il libro l'avevo finito e restava sempre
Una volta pensai persino che
Ecco, questo per dirti che la tua fantasia può galoppare adesso come e quanto vuole, perché tutto ciò a cui non pensavi più, ora può essere ripreso in considerazione, eccome. Mentre una parte di te muore, un’altra Enrica sta nascendo. Come si fa? Semplicemente amandoti profondamente, Enrica.
Piangendo, disperandoti, e poi amandoti.
Non ci sono altre regole che ho seguito in questi anni. Sono stata fortunata? Certo che sì, oppure è la vita che alla fine premia un po' anche in questa Terra. Chissà. So che quando meno te lo aspetti verrà in tuo aiuto un bellissimo Angelo - per me è stato così - che ti afferrerà per un braccio e ti catapulterà in un secondo nella vita piena. Tutti quanti abbiamo un Angelo. Ti dedico con tutto il cuore questa magnifica canzone di Ron (la scarico e domani la metto in allegato al post). Tu hai il tuo, Enrica. Il mio per fare quello che ha fatto si è servito di 2 persone alle quali sarò eternamente grata. Una è la giornalista che ha incrociato la mia vita per sbaglio e che spero non ne voglia uscire mai più: Flavia Amabile (Amabile di nome e di fatto). L’altra è l’imprenditore che ha ascoltato la mia intervista a Radio 2 e mi ha assunto rispettando tutto ciò che ero, come persona e come professionista. Mio padre direbbe di lui che è stato "un signore".
Ecco, Enrica, ti ho scritto tutto quello che sentivo, di getto. Il proseguio, se vorrai, in privato, o ancora qui nel blog, decidi tu.
Che tu possa tornare presto ad assaporare tutto il bello della vita come è successo a me. Questo il mio augurio più sincero.
Hagar
P.S. Scrivimi quando vuoi.
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Ciao!
Mi chiamo Enrica ed ho 32 anni. Sono capitata nel tuo blog davvero per caso leggendo in rete la tua storia professionale che assomiglia molto alla mia: 32 anni, una laurea con il massimo dei voti, cassa integrata.
Questo mi ha spinto a scriverti. Forse solo per uno sfogo, un sostegno morale da chi ti può capire. Per sentirsi meno soli. Cassa integrata, come un operaio metalmeccanico, come dicevi giustamente anche tu. Che brutta parola. Ho ricevuto la notizia solo oggi. Da domani non andrò più a lavorare.
Sono laureata in beni culturali, si lo so che non è una laurea che dia sbocchi occupazionali e che me la sono cercata. Ogni giorno maledico l'amore per queste materie che mi ha spinto a fare questo percorso di studi. Da dieci anni lavoravo in una biblioteca comunale. Prima lpu (lavoratori di pubblica utilità), poi passata in cooperativa e poi in una società comunale di servizi che oggi ha mandato 12 lavoratori in cassa integrazione. E' stata mal gestita dai politici che l'hanno riempita di debiti. E chi ci rimette è sempre il lavoratore. Loro non pagano mai.
A nessuno è importato che ho creato io un servizio che non c'era, che ci ho dato anni della mia vita in professionalità, che ci ho lavorato anche gratis spesso. A nessuno è importato nulla. Io sono semplicemente inutile, sostituibile con un volontario, un usciere, persino un operaio può sostituirmi in biblioteca. Per i nostri cari politici non servono titoli, studi, formazione, per lavorare in una biblioteca.
Ed è per questo che sono stata scelta fra i pochi lavoratori per andare in cassa integrazione.
Gli operai sono stati tutelati: fanno cose utili, servono.
Ma il laureato sfruttato sottopagato, inquadrato per una vita al pari di un operaio per 200 euro al mese, poi 500 e finalmente un sogno arrivare ad 800... no quello è uno spreco. Non si può tenere aperta una biblioteca comunale con chi ha fatto studi da bibliotecario, con un laureato. A che serve? Tanto la posso aprire anche con uno scopino la biblioteca. E cosi hanno scelto di mandarmi a casa.
E la casta (le associazioni di categoria, i sindacati, la regione, la provincia) tutti zitti come una mafia vergognosa.
Scusami per lo sfogo ma davvero ci si sente soli in questa situazione e con una rabbia ed una frustrazione dentro, che solo te penso, essendoci passata puoi capire.
Saluti
Enrica
Lunedì, 12. Novembre 2007
Eugenio è un mio studente della Hagar Business School, di quelli ai quali cederei molto volentieri la cattedra per tenermi un intero corso di seminari. Su quale tema? Business Strategy, e cioè la materia per la quale lui mi chiede di indicargli dei testi di riferimento e che possano essergli utili.
Nella sua lettera, che mi ha fatto un piacere immenso ricevere, c’è un pezzo che purtroppo ho dovuto convertire in xxxxx (per ora e su sua richiesta, ma spero di poter un giorno riscrivere in chiaro per fargli onore), perché parla dell’idea di business alla quale sta collaborando e che - ho scoperto in internet - è già realtà, in quanto il prototipo esiste già.
Eugenio carissimo, sappi che sei stato BRAVISSIMO, e dillo pure ai tuoi soci da parte mia. Se il tuo progetto è al vaglio di venture capitalist esteri, e cioè NON italiani, hai davvero di che sperare.
Ma andiamo a noi, ora. Mi chiedi dei testi da leggere sulla Business Strategy e io ti ringrazio molto anche per questo, perché non avevo ancora pensato a dare qualcosa da leggere ai miei studenti fuori orario scolastico, e cioè per il fine settimana e le notti bianche…
Ti prometto che ti dirò cosa leggere nel giro di qualche giorno al massimo, e lo farò con un’apposita lezione all’Hagar Business School. Ma tieni presente, Eugenio, che io sono Hagar, e perciò non aspettarti dei testi standard da me, che pur ho letto, mi hanno fatto addormentare ea dir poco e quindi mai proporrei ad altri di sorbirsi.
Ti indicherò dei testi “strani”, invece, quelli che io ho letto per cominciare ad auto-formarmi. Man mano te (ve) ne indicherò altri e fino a che avrete l’elenco completo della mia libreria di casa, praticamente. A te e a tutti chiedo solo pazienza, e cioè di leggere, leggere e ancora leggere le cose che vi dirò, e poi, solo dopo un annetto e non prima, dirmi se e cosa è cambiato nella vostra mente e nel vostro cuore. Nel vostro cuore, soprattutto.
Un abbraccio e a presto.
Ciao,
mi chiamo Eugenio, ho 32 anni, non sono comunista! Sono calabrese, credo in Dio, amo la natura e odio i soprusi, trovo immorale e inconcepibile che nel mondo ci sia gente ricchissima e gente che muoia di fame. Per vari problemi di percorso mi mancano quattro materie per laurearmi in Economia Aziendale con indirizzo Economia e gestione delle imprese all'Università Della Calabria (Cosenza). Mi reputo una persona sensibile, intelligente, creativa e visionaria, che ha molta voglia di apprendere e imparare da persone come te, che condividono liberamente il proprio sapere e il proprio modo di essere.
Il tuo blog è una speranza che diventa realtà, in questa Italia fatta di gente che cerca facili guadagni con mille artifizi finanziari, con disonestà e senza onore, che vive per l'oggi e per se stessa, senza creare nulla per il bene degli altri; di una terra che opprime i talenti migliori e apre le porte a gente incapace solo perché raccomandata. Sono appassionato di Business Strategy e marketing. Con franchezza ti dico che le mie skill sono tendenti a zero, ma sono bramoso di imparare e crescere.
Credo che nulla succede per caso, credo nell'equilibrio delle contrattazioni, nel coordinamento e nei costrutti logici, nell'utilizzo nelle aziende di tecniche organizzative e gestionali derivanti da sistemi intelligenti utilizzati dalla natura (tuo esempio: elettricità) e nell'importanza di rileggere la storia in chiave manageriale. Fatto questo piccolo poema, ti dico che sto collaborando alla creazione di un sistema di socializzazione e informazione, xxxxx x xxxx x xxxx x x xxxxx x x xx xx xxxx x x xxx xxxxx x x xx xxxx x x x. Il suo nome è XXXXXXX (xxxxx xxxx): un sistema moderno, motivante e cool (queste informazioni ovviamente sono riservate). L'idea di business è al vaglio dei più grossi venture capital europei. Quando nascerà vorrei occuparmi della funzione Business Development, spero che con la tua scuola e i tuoi consigli possa ampliare le mie conoscenze e riuscire a costruire qualcosa di migliore per questa Terra. Accetto qualsiasi consiglio e scusami se sono stato prolisso.
A presto
Eugenio
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In un’altra email Eugenio mi scrive:
Ti chiedo un piacere: Mi consiglieresti qualche libro da leggere su Business Strategy o qualcosa che pensi possa servirmi, possibilmente in lingua italiana (riconosco che devo colmare il gap linguistico)?
Sabato, 10. Novembre 2007
Quella che vi riporto qui di seguito è la prima di tre lettere che mi ha inviato Mariangela. Spero che un giorno ce ne sia una a narrarmi il lieto fine di una vicenda, la sua, che la vede vittima da quasi tre anni di demansionamento e mobbing.
L’ho detto e lo ripeto: Non c’è uomo più VILE di chi usa il suo “straccio di potere” per torturare indisturbato i dipendenti che non gli garbano. Aggiungo che c’è una falla immensa nel nostro ordinamento giuridico, ed è quella che vuole che il mobbing NON sia considerato reato penale. Perciò non si può, in Italia, denunciare penalmente il proprio torturatore, ma soltanto civilmente l'azienda e forse, chissà quando, ottenere il risarcimento dei danni.
Ho dovuto convertire in xxxx diverse parole della lettera di Mariangela, tutte quelle che avrebbero ricondotto a lei in modo univoco. Dico a Mariangela che da oggi l'autorizzo ad usare l’Hagar Blog come fosse il suo blog, e scriverci dentro ciò che vuole, quando vuole. Anche i suoi sfoghi, come li chiama lei. Basta che lo desideri e creerò oggi stesso un profilo per lei di co-autrice.
Hagar sono io, ma è anche un simbolo ormai, e se Mariangela si riconosce in Hagar... allora l'Hagar Blog è anche il suo blog.
Mariangela mi scrive di un sindacato asservito all’azienda. Penso che non sia affatto raro vedere sindacalisti asserviti agli organi di potere. Non è neanche raro, purtroppo, che i delegati sindacali si trasformino in spie aziendali della peggiore specie.
All’Hagar Business School parleremo dei sindacati, e diremo le cose come stanno, come sempre.
Ritengo che i Sindacati (CISL e UIL) dovrebbero essere chiamati a rispondere del loro SI alla Legge Biagi, e questo prima ancora dell'ex Governo Berlusconi. Angeletti, però, era ed è ancora Segretario della UIL, nonostante tutto (Pezzotta nel frattempo è invece diventato portavoce del family day).
Mi chiedo come mai Angeletti non abbia sentito il dovere morale di dimettersi da Segretario della UIL, visto e appurato l'immenso disastro sociale e generazionale scaturito dall'applicazione di quella vergognosa legge che è la Legge Biagi (definibile anche "Legge Schiavi"). La legge che lui e Pezzotta hanno firmato.
Cara Mariangela, che hai preso mezz’ora di permesso al lavoro per scrivermi: "Benvenuta a Casa Hagar!" Un abbraccio e NON mollare mai, perché qui è come l'Isola, lo sai.
Vale la regola: "Crederci SEMPRE. Arrendersi MAI".
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Ciao Hagar,
ti ho trovato grazie al sito "il demansionato". Ho letto alcune cose di te e in qualche modo, purtroppo, ho rivisto la mia situazione.
Mi chiamo Mariangela, ho 38 anni, un figlio di 7 senza compagno, sono di rifondazione comunista da sempre e lavoro (non so fino a quando) alle xxxxx di Nuoro. Ultimamente mi sento molto sola.
Sto subendo attacchi mobbizzanti da circa 3 anni; l'ultimo, in ordine di tempo, un trasferimento dalla struttura xxxxx xxxxx nella quale operavo da dieci anni in una di staff di filiale dove non ho alcun carico di lavoro o vengo adibita a lavori di 3 livelli inferiori alla mia qualifica di appartenenza.
I sindacati nel mio settore sono totalmente asserviti all'azienda.
La cosa più grave è che ho chiesto spiegazioni in merito al trasferimento sia all'AD xxxx che al responsabile del personale, e quest'ultimo con raccomandata ar mi ha risposto che il trasferimento l'avrei richiesto io. Meno male che non ho mai firmato né richiesto alcunché!!!
Io ho fiducia nella giustizia, anche se il mio legale mi ha fatto presente che i tempi del ricorso sono lunghi e dovrà fare anche un provvedimento d'urgenza art. 700 per la reintegra nell'ufficio di appartenenza. Ma ti sembra normale e degno di un paese civile tutto questo orrore?
Ho scritto anche a Rifondazione, perché mi aiutino, visto che tutti i maltrattamenti che ho subito sono da attribuire anche alla mia fede politica, peraltro mai nascosta. Ma anche loro non mi hanno dato garanzie di rientro nel settore xxxx xxxxx.
Ma cosa hanno in testa le Aziende? Non capiscono che il personale motivato rende di più? Io non ho mai lavorato per i soldi, ma esclusivamente perché mi piace. Per me non esiste andare a lavorare perché si è pagati. Lo trovo veramente squallido. Pare che alla Camera, dal 2002, sia attiva una commissione per studiare il mobbing, ma cosa stanno facendo??? Aspettano che ci sopprimano prima di vedere giustizia? Scusa lo sfogo, spero di conoscerti e di sentirti in rete.
Un fraterno saluto,
Mariangela
Mercoledì, 17. Ottobre 2007
Caro Alberto,
ho letto con molta attenzione la tua lettera e alla fine ho deciso di pubblicarla. Quando si parla della morte di una persona cara (o carissima) dove forse non è colpa di nessuno se le cose sono andate come sono andate, è difficilissimo esprimere un giudizio. E infatti io non lo esprimerò.
Non è affatto facile prendere decisioni importanti e delicate, per non parlare di quelle “vitali”, come nel caso che tu racconti. Non è facile per nessuno, e il mondo non è certo popolato di eroi, ma di persone comuni, come te e me, piene di difetti e limiti di ogni genere. Penso anche che al 118 i più sappiano bene cosa ci stanno a fare: tentare di salvare vite umane, una dopo l’altra, continuamente. Al 118, dalla mattina alla sera, tentano di salvare vite umane, e perciò è forse il mestiere più difficile del mondo il loro. Io, per esempio, non sopporterei mai l’idea di poter sbagliare qualcosa e col mio errore causare la morte di qualcuno. Non potrei mai fare quel mestiere perché non mi concederei sbagli, e però NON sbagliare nella vita è impossibile. Mi unisco in toto al tuo dolore, Alberto, tanto lo sento a pelle, ma non riesco ad unirmi a te anche nella rabbia verso chi lavora al pronto intervento, o 118 che dir si voglia. Ora, però, ti racconto una storia.
Un giorno, alle 6 del mattino, chiamammo l’autoambulanza, spiegando che mio padre non rispondeva più agli antidolorifici, e tu puoi ben capire cosa ci muovesse a volerlo portare di corsa in ospedale: la speranza di qualcosa che fosse più efficace della morfina, il bisogno di non vederlo più soffrire a quel mondo, impotenti com'eravamo tutti, dal primo all’ultimo.
Ci hanno risposto di richiamare alle 7, perché per portarlo al San Raffaele ci voleva troppo tempo e saremmo finiti a cavallo del “cambio di turno” del personale dell’autoambulanza. Certo, alla figlia di un uomo malato di cancro che non risponde più agli antidolorifici NON si può rispondere in quel modo, ma ormai non mi stupisco più di niente nella vita. Ho preso mio padre, l’ho sdraiato accanto a me in macchina e l’ho portato in ospedale. E’ morto alle
Non so se quel responsabile del
Un abbraccio grande e grazie del tuo racconto.
Hagar
Ciao Patrizia carissima,
ho avuto modo di visitare ancora il tuo sito e vedo che ci sono alcuni argomenti su cui vorrei intervenire (gli "stronzi", per esempio, ma anche il Pubblico e il Privato ) e altre simpatiche questioni di cui la nostra bella Italia ci rende davvero fieri. Prima o poi troverò il tempo di entrare nei vari discorsi con un po' di valore aggiunto.
L'argomento che vorrei condividere con te stasera però è completamente diverso, e mi tocca da molto vicino. Curiosando infatti sul web, stasera mi sono imbattuto in due bellissimi video "tribute" a Colin Mc Rae (il rallista scozzese che ha finito il suo percorso terreno schiantandosi, con il suo elicottero, nel cortile di casa...) e uno dei due era accompagnato dalla bellissima colonna sonora di Avril Lavigne "When you're gone".
Probabilmente sarà capitato anche a te, la mente vaga e così, ascoltando la canzone e vedendo quelle immagini del campione sorridente, mi è venuto in mente l'immagine sorridente di un mio carissimo amico, di cui domenica scorsa ricorreva il primo anno della scomparsa, a 30 anni, per infarto fulminante (fresco sposo da tre soli mesi... ). E, pensandoci su, mi tornano in mente le parole del parroco, che ha ringraziato la generosità di chi ha permesso che, nel suo ricordo, un defibrillatore portatile a metà novembre parta per il Ciad per salvare laggiù vite umane.
E fin qui, si potrebbe commentare, tutto perfetto, il suo sacrificio non è stato inutile, ecc... ecc... qualche lacrimuccia, un sospiro e si riprende dove si era interrotto. EH NO, caspita, stavolta no!!! Perché devi sapere che, dietro la decisione di portare l'apparecchiatura in Ciad, c'è una storia lunga ben 13 mesi. Credo valga la pena che sia conosciuta, e, se lo riterrai opportuno, commentata e pubblicata.
Un infarto fulminante se lo è portato via un anno fa, e l'impressione derivata da questa disgrazia ha fatto si che, nel giro di brevissimo tempo, la generosità degli amici portasse all'acquisto di un defibrillatore portatile (che se fosse stato presente sull'ambulanza del 118 che lo aveva soccorso, forse lo avrebbe salvato). Quest'attrezzatura salvavita, del costo di un ciclomotore Ciao Piaggio, doveva essere donata al responsabile provinciale del 118 durante un apposita conferenza. Ma ecco il colpo di scena: durante tale incontro il defibrillatore non viene ritirato, in quanto il responsabile del 118 adduce come scusante che non è disponibile personale formato al suo utilizzo, nel frattempo dipinge un quadro a tinte fosche del 118, quasi fossimo ai tempi degli albori della Medicina e del Pronto Soccorso, e in ultimo fa chiaramente comprendere che a iniziative come questa sono invece preferibili delle sottoscrizioni con denaro sonante!!! Wow, un vero signore non c'è che dire. Peccato che la storia sia diversa: la casa costruttrice fornisce insieme all'attrezzatura un corso di formazione completo, e assistenza continua. La realtà è che il 118 non ha voluto ritirare il defibrillatore per non assumersi responsabilità, infatti non avrebbe più potuto spiegare un decesso con l'attrezzatura a disposizione sull'ambulanza, ne tantomeno ha voluto prendersi carico della responsabilità della gestione di tale attrezzatura. La famiglia del mio amico, sconcertata, ha preso una decisione: ha tenuto il defibrillatore a casa per oltre un anno e si è attivata per trovargli degna sistemazione, fino ad arrivare alla proposta di inviarlo in Ciad, dove non finirà su un'ambulanza ma in un ospedale, e dove non ci sarà un incompetente
I always needed time on my own
I never thought I'd need you there when I cry
And the days feel like years when I'm alone
And the bed where you lie is made up on your side
When you walk away I count the steps that you take
Do you see how much I need you right now
When you're gone
The pieces of my heart are missing you
When you're gone
The face I came to know is missing too
When you're gone
The words I need to hear to always get me through the day and make it ok
I miss you
I've never felt this way before
Everything that I do reminds me of you
And the clothes you left, they lie on the floor
And they smell just like you, I love the things that you do
When you walk away I count the steps that you take
Do you see how much I need you right now
We were made for each other
Out here forever
I know we were, yeah
All I ever wanted was for you to know
Everything I'd do, I'd give my heart and soul
I can hardly breathe I need to feel you here with me, yeah
Questo testo è perfetto, semplicemente perfetto per descrivere cosa mi gira nello stomaco in questo momento...
Bacioni
Alberto
Giovedì, 13. Settembre 2007
Quando leggo una lettera come quella di Alberto penso sempre che me l'abbia scritta un meridionale, come me. Ma se leggo "Asti", come in questo caso, mi viene spontaneo un sussulto.
Sembra davvero che l'Italia si stia unificando. Ma si stia unificando nel malessere e nella rabbia generali. La protesta è, purtroppo, ancora sporadica, sussurrata, frammentata e, neanche a dirlo, soffocata (persino in internet, dove il Capo di Stato Vaticano è già pioniere di iniziative legali di orrenda censura...).
Il progetto di aggregazione attorno al Partito Democratico delle organizzazioni sociali "di sinistra" poi - inclusi i Sindacati - è, a mio avviso, un modo che gli attuali organi di potere (di sinistra, ma verranno presto imitati dalla destra, come sempre) hanno scelto per zittire tutti, né più e né meno di come fanno i governanti dei Paesi NON liberi, dove cioè tutto regna meno che la democrazia. Noi siamo ancora un Paese SEMI libero, addirittura in prima linea nell’esportazione della democrazia all’estero (a suon di bombe, ovviamente...), ma temo molto che la direzione che si è scelta per noi sia quella del basso sempre più basso…
Stiamo diventando una nazione unita nella sorte che accomuna le nuove generazioni, dove chi non è "parente di..." o "protetto da..." finisce ai margini della società prima o poi. E lì resta. O si trasforma in un imprenditore o in un barbone: a lui la scelta. Il muro da scavalcare per rientrare in società è alto, pieno zeppo di filo spinato e cocci di vetro ovunque. E solo chi finisce dall'altra parte (spesso non per colpa sua) può dire veramente quanto impossibile sia da scavalcare senza una scaletta lanciatagli da chi sta al di là di quel muro. Costui è tagliato fuori dal mondo del lavoro, ma è tagliato fuori da tutto. Non ha più diritti di fatto, come fosse il peggiore delinquente di questa terra. E qui, scusate, mi viene da ridere, se penso a quanti diritti hanno ormai acquisito i delinquenti in Italia... e fino in fondo al posto di lavoro trovato per loro dallo Stato, a tempo indeterminato ovviamente, ma solo per loro, perché agli altri, a quelli per bene, tocca fare i flessibili per tutti e non rompere i coglioni.
Penso alla Giustizia, infatti, nel senso più ampio del termine. Per me è un diritto sacrosanto in un Paese che si definisce civile, ma Mastella parla invece di "sete di vendetta da parte nostra" e che c'impedisce di vedere la bontà del suo indulto. [Uno dei tre mostri che hanno seviziato con uno scalpello e ucciso la coppia di custodi di recente è uscito di galera grazie all'indulto e non so cosa avrebbe detto Mastella al posto del figlio di quei due anziani signori... se fossero stati i SUOI genitori. Che fine avrebbe fatto la sua clemenza in quel caso...].
Penso alla Scuola, dove l’accesso alle facoltà a numero chiuso vuole sempre più fuori gli studenti meritevoli, a tutto vantaggio dei raccomandati, e pazienza se magari sono anche degli asini da paura.
Penso alle Pari Opportunità, da noi una chimera ormai.
Penso alla Corruzione più che a tutto il resto, perché per me sintetizza bene cosa stia accadendo da noi dall'era di Tangentopoli in poi. L’Italia è al primo posto in Europa per corruzione, ed è salita anche sul podio del Mondo (al secondo o terzo posto). Corruzione che ha assunto i tratti del modus operandi da noi, e cioè è riconosciuta e accettata da tutti come normale.
Per sopravvivere e vivere, per primeggiare su tutti, non serve più farsi il culo e diventare i migliori, come hanno sempre creduto e fatto gli imprenditori del nord-est. Serve una buona agenda delle conoscenze, come disse la sociologa del progetto PARI al quale dovetti obbligatoriamente parteciapare (ne parlerò prima o poi in un apposito post, di quelli che, vi assicuro, fanno accaponare la pelle. Lo farò per mostrare con un caso concreto cosa fa lo Stato italiano per le persone per bene e che perdono il posto di lavoro a causa di 4 delinquenti, e cosa fa invece per reinserire in società quanti si trovano in galera per i reati più brutti...).
Serve anche un portafogli a mantice, direbbe mia madre alla sociologa.
Dall’altra parte ci sono quanti, e sono tanti ancora, per scelta o per necessità, seguono le REGOLE del vivere civile per andare avanti. E sono quelli meno competitivi ormai in Italia, sempre meno competitivi ad ogni legislatura. Sono quelli che la società espelle con sempre maggiore determinazione dal tessuto produttivo vitale, e col benestare di tutti. Di tutti quelli a cui va bene che le cose funzionino così.
Grazie, Alberto, per la limpidezza del tuo pensiero, che condivido in pieno.
Un abbraccio forte.
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Ho trovato notizie di questo blog su un articolo di un quotidiano un po' di tempo fa. Ho letto il contenuto del sito e ora è tra i miei preferiti, ma in particolare mi aveva interessato la tua storia, sintetizzata nell'articolo. Forse, però, ora è meglio che mi presenti: Alberto, 37 anni, astigiano, nel mondo del lavoro da 13 anni, dopo il Diploma e qualche anno sprecato all’Università (Ingegneria).
Che cosa mi piace nel tuo blog? Tocchi molti argomenti, parli liberamente e con coerenza del mondo del lavoro, affronti anche un po' di politica, dai spazio alle proteste e a chi si vuole raccontare.
Cosa non mi piace? Purtroppo alcuni ne approfittano per "fare politica", per lamentarsi, per "arrendersi". Toccato il fondo puoi solo risalire, come hai fatto tu con il "Vaffa..." a chi ti proponeva il lavoro nel call center, a te che il call center lo hai creato.
Rimbocchiamoci le maniche, noi ancora giovani e "job skilled ", e se in Italia non ci vogliono (perché siamo cari, perché il nostro settore non interessa più, perché le selezioni durano mesi e poi tutto scompare come una bolla di sapone, perché...), prendiamo armi e bagagli e andiamo dove ci apprezzano, ci pagano e ci rispettano, anche senza una laurea.
In politica, come nelle aziende, ormai è meglio il cretino del tuo partito che il genio avversario. Si assume il parentado o il parentado della dirigenza fino alla 7a generazione, si fa solo fumo e si fallisce, o si è assorbiti, fusi, chiusi.
Provare ad aprire un'attività in proprio in Italia? Da pazzi. Al massimo un anno dopo chiudi, fra tasse, prestiti, mazzette, G.d.F., VV.UU. e altri simpaticoni che ti chiedono il pizzo mascherato dietro fantomatici "approfonditi controlli". Se poi ti trovi un ladro in negozio spera solo che rubi e vada via, perché se reagisci… la vittima è lui, non tu!
All'estero non abbiamo credibilità né politica né imprenditoriale, tranne poche rare eccezioni. La stampa ci attacca su tutti i fronti, dallo sport alla politica, ai vari scandali e scandaletti. Funzionano quelli senza morale, con il fil di ferro arrotolato sul petto, che non hanno nessuno scrupolo, e stanno diventando un modello di vita in una società senza certezze e ideali.
In tutto questo bel casino mi viene voglia di mollare tutto (casa, lavoro, affetti, famiglia) e andare a cercare fortuna in Finlandia. Avranno
Io mi sono rotto di sprecare il mio tempo, le energie, la mia vita in Italia. Credo ancora in me stesso, non mi sono arreso. Ho investito su me stesso, sto cercando di cambiare lavoro da un anno ma potrei scrivere un libro sulle str... che mi sono sentito dire ai colloqui, in Piemonte e fuori.
Credo ancora nell'Italia? Se voglio fare l’ipocrita dico sì. Se voglio dire come la penso, però, dico che abbiamo una classe politica (tutta) incapace, che si riflette in una classe imprenditoriale spaventosa, un livello di tassazione insopportabile, soprattutto se comparato col livello dei servizi dati, e poi la mafia, l'instabilità su tutti i fronti, una considerazione all'estero che neanche Pulcinella...
Siamo sicuri di essere uno Stato? Una Nazione? Siamo un popolo, quello sì, perché le lamentele le sento uguali al Nord e al Sud, ma siamo destinati ad essere terra di conquista, se interessiamo ancora a qualcuno che non sia Gheddafi. E’ solo questione di tempo.
Adesso, se permetti, il " Vaffa ... " lo dico io, a chi non segue
Tu tieni duro. Altri lo fanno, e io anche...
Ciao
Alberto
Lunedì, 10. Settembre 2007
Torno dopo la pausa estiva con una poesia stupenda, dal titolo Cadevano le stelle.
Non l'ho scritta io. L'ha scritta Lupo screziato, al quale mando mille baci.
Me l'ha inviata il 15 Agosto scorso, quando mancavano pochi minuti ai festeggiamenti finali di Ferragosto. Io mi trovavo alla Fiera di Messina quella sera. Guardavo
E' una poesia carica di speranza, come cariche di stelle sono le mani della persona che ci ama. Non manca la solitudine in Cadevano le stelle, e non manca il dolore, ma non manca neanche l'espressione più alta dell'amore vero: quello che fa sì che si desideri solo il bene della persona amata e nient'altro.
Grazie Lupo screziato.
Cadevano le stelle
mentre la tua voce mi accarezzava il cuore.
Cadevano le stelle
e ognuna era un desiderio di vita per te,
una goccia di luce per far tornare verde
il tuo deserto.
Cadevano le stelle
e ognuna era un lampo improvviso
a rischiarare un cammino dato per perso,
uno schizzo nero di gioia
sul tuo viso immacolato dall’odio.
Cadevano le stelle e non potevi vederle.
Una per una sono andata a cercarle
e ora le mie mani ne son piene.
Prendile.
Sono tue.
Venerdì, 03. Agosto 2007
Di Santarcangelo di Romagna per l'esattezza.
Oggi voglio pubblicare la lettera di Andrea, perché è speciale. Speciale come le carezze. Speciale come le cose donate all’improvviso e senza un perché. Una lettera che potrei definire “uno specchio generoso che si avvicina solo per riflettere una parte bella di me e che lui ha intravisto”. Grazie Andrea, di cuore.
Io dico sempre che la generosità è, fra tutte le qualità umane, quella che maggiormente rende una persona una “persona affascinante”, e più passa il tempo e più me ne convinco. La generosità è anche una delle doti chiave dei grandi manager, ma questo, come si suol dire, è un altro discorso.
E' importante ciò che gli altri ci rimandano di noi. E’ estremamente importante, perché una parte di ciò che siamo - il famoso Sé sociale - nasce proprio da lì: da quei rimandi continui e impercettibili che gli altri ci inviano ad ogni incontro con noi (incontro nel senso più vasto del termine).
Quando poi la vita di una persona s'inclina improvvisamente e tutto scivola via come niente fosse… ecco che gli specchi (cosa gli altri ci rimandano di noi) diventano fondamentali. Assumono i connotati di forze invisibili che si uniscono a noi, che ci irrorano i muscoli rinsecchiti come fossero linfa vitale. Sono forze che ci aiutano a sollevare quel pesantissimo piano inclinato che è niente popò di meno che la nostra vita. Una vita che diventa un piano inclinato non si solleva mai da soli: scordatevelo. Serve sempre anche l’aiuto degli altri, di quelli che ci dicono che non siamo una grondaia per far cagare i piccioni (scusate il termine) e appollaiare i gatti nell'ora del riposino diurno. Che siamo molto di più, e meritiamo anche noi di raccogliere gioia e soddisfazione a piene mani.
Morale: Quando il piano della vostra vita s'inclina allontanate quanti non sanno, non possono o non vogliono essere per voi degli specchi generosi che vi rimandano solo cose belle, perché è proprio l'ultima cosa di cui avete bisogno in quel momento (che vi si rimandi cose brutte). E' della vostra vita che si sta parlando...
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Ciao Hagar, in questo momento non so cosa scriverti. Però sai, siciliana comunista ingegnere, combattente schietta, testa dura e istinto manageriale... merita almeno una mail.
Incredibile ma dietro una corazza così credo si nasconda dolcezza, profonda serenità, consapevolezza, indipendenza e coraggio.
Io non sono comunista, ma da sempre di sinistra q.b. per rompere i coglioni agli pseudo compagni o finti centrosinistri. Ho fatto dei calli molto compatti che mi proteggono i testicoli nei momenti di burrasca politica (segreteria di partito, consiglio comunale, gruppi consiliari...) e leggere il tuo blog (che non so come ci sono arrivato) mi da un senso di gusto buono, fatto di coraggio e mancanza di "santi in paradiso" che è un bell'ingrediente e tiene attivi tutti i sensi per tutto il giorno.
Un po’ anche come me che in 37 anni sono riuscito a farmi odiare q.b.
Venerdì, 20. Luglio 2007
La storia di Giuseppe mi sembra rappresenti perfettamente come una famiglia italiana media "flessibile" viva oggi.
Con un totale di circa 1500 € al mese (fra contratto temporaneo del marito e quello part-time della moglie) deve mantenere 3 persone a Torino, dove, se è come Milano, già solo l'affitto della casa ti porta via 1000 € al mese. Temo che andando avanti così mezza Italia finirà a vivere in roulotte, come i Rom, ma senza BMW parcheggiata fuori.
Egregi onorevoli e sindacalisti tutti, me la spiegare una cosa? Perché continuate a parlare di togliere l'ICI sulla prima casa se c'è un sacco di gente in Italia che una casa nemmeno ce l'ha? Perché per una volta non provate a legiferare partendo dal basso, e così magari imparate pure come si manda avanti un Paese.... Il basso, se non lo sapeste ancora, è fatto da coloro che pagano l'affitto e sono pure flessibili, ma quella flessibilità la lasciano tutti i mesi al loro secondo padrone: il proprietario dell'appartamento. Non sarebbe più OVVIO lasciare l'ICI sulla prima casa e inserire invece forti agevolazioni fiscali per chi la casa non ce l’ha? Così facendo avreste aiutato chi ha più bisogno e avreste drasticamente risolto il problema degli affitti in nero, nonché rinpinzato le casse dello Stato. Ma com'è mai possibile che queste cose non ci arrivate a capirle? Che ve li paghiamo a fare i consulenti da 400 mila e passa euro l'anno? Il fatto poi di aver tolto (il governo precedente) e non rimesso (il governo attuale) il pagamento dell'ICI sulle proprietà dello Stato Vaticano (sempre più ospizi per anziani sono convertiti in alberghi di lusso) onestamente mi fa un po' vergognare di avervi come miei rappresentanti, perché se proprio proprio volevate fare quest'opera pia, allora l'ICI dovevate toglierla su tutti quegli edifici che
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Ciao, mi chiamo Giuseppe e ho 32 anni (33 ad Agosto). Sono napoletano, comunista e non sono laureato. Sono nato e vissuto a Torino fino all'età di 26 anni, poi per amore mi sono trasferito a Napoli, dove mi sono sposato è sono diventato papà (mio figlio è nato al Vomero, quartiere IN di NAPOLI e ne vado fierissimo anche se mi definisco cittadino del mondo. Ma amo il Mare).
I primi passi nel mondo del lavoro li ho fatti come cameriere e barman: questo per dirti che mi piace il contatto con le persone, non per darti il mio curriculum.
A Napoli sono stato rappresentante per un'azienda di elettrodomestici per la casa e ho avuto abbastanza successo ma poi un giorno i miei occhi hanno deciso di vedere fino in fondo la realtà, e cioè i 30.000 € di debiti e la famiglia sulle spalle. A questo punto abbiamo dovuto prendere l'amara decisione di lasciare casa e cercare lavoro altrove. La speranza era di rimanere a Napoli, ma non è stato possibile e così da un anno mi ritrovo a TORINO. E anch’io ho lavorato per un Call Center (certo la mia posizione non è la tua). Credimi, tornare a casa da mamma e papà a 32 anni, con moglie e figlio a carico, NON è il massimo.
Ora lavoro come promotore per un’azienda di Bergamo e mi occupo di portare un terminale per scommesse e ricariche e biglietti etc. in tutto il Piemonte e
Il mio sogno è ritornare ad avere una casa nostra, con la nostra indipendenza, e vedere gli occhi di mio figlio tornare a splendere. Lui ha solo 5 anni e mi chiede spesso di tornare nella sua casa.
In tutto ciò mi capita di sentirmi un FALLITO. Ogni mese è una tortura. Ho capito che questo è il mio KARMA sul quale lavorare per trasformarlo, ma a volte penso anche che incontrare le persone giuste che ti tendano una mano e ti indichino la strada sia in toccasana e faccia bene al morale. Un consiglio, una pacca sulla spalla o qualcosa del genere...
Insomma: VOGLIO RICOMINCIARE DA ORA!!!
Ti saluto e spero di ricevere una tua risposta. Spero che a questa lettera ne seguiranno altre e ti ringrazio per la tua pazienza.
Giuseppe
Giovedì, 19. Luglio 2007
Oggi ho conosciuto un ragazzo speciale, di nome Mario.
Ha scritto un post molto bello sul mondo del lavoro in Italia e che in parte mi riguarda. S'intitola Banda di idioti - il mondo del lavoro. Leggetelo qui, ma meglio ancora da Mario, cliccando sul link che vi ho riportato sopra.
In fondo inserisco anche la sua dolcissima lettera, che emana generosità da tutti i pori. Mi rincuora molto poter leggere (e rileggere) ogni tanto parole di così sincera stima nei miei confronti, come quelle che Mario ha voluto rivolgermi. Penso che sempre di più le persone stiano diventando parche nei complimenti, e questo perché l'Italia ha intrapreso da tempo un vero e proprio "processo involutivo", non saprei in che altro modo definirlo. Il non voler più riconoscere i meriti agli altri ha portato allo squallore umano di non dover più proferire parole di apprezzamento nei confronti di nessuno, umanamente e professionalmente. E questa è una cosa che, partendo dall'alto, siamo sempre più costretti a fare tutti, a tutti i livelli, perché altrimenti il meccanismo si incepperebbe subito e noi correremmo il rischio di rivederci di nuovo trattati come esseri umani e non bestie. Per Legge, dico sempre io. Grazie di cuore, Mario. Felice di averti conosciuto.
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<<Mario>>: Il mondo del lavoro ai nostri giorni spesso mi disgusta. Intanto, facendo passare le innovazioni come progresso, si è creata una situazione che tiene il lavoratore nell'incertezza per il futuro. Il tutto unito a criminali manipolazioni del mercato per cui i salari, quantitativamente più elevati di una ventina di anni fa, hanno poteri d'acquisto più ridotti. Penso soprattutto all'esorbitante costo delle case, sia affittate che acquistate. Se mettiamo insieme l'aumento del costo della vita e l'aumento di precarietà degli impieghi otteniamo soprattutto una grande pressione psicologica sui lavoratori e sulle loro famiglie. Non è solo questo, ma credo che tale incertezza contribuisca ad inibire la nascita di nuovi focolari domestici. Questa situazione può incoraggiare i datori di lavoro a sfruttare i dipendenti, in genere diminuendone quando possibile il numero e sovraccaricando chi rimane. Uno ci pensa due volte prima di andarsene: anche chi ha contratti a tempo indeterminato rischia di finire nel giro dei lavori a termine. Per lo stesso motivo, soprattutto in piccole realtà, la presenza sindacale si riduce al minimo (adesso non siamo a polemizzare sulla scarsa efficacia dei sindacati, questa è un'altra storia).
L'iniquità più eclatante è il ricorso sempre più massiccio a lavoratori temporanei impiegati tramite contratti a progetto. Non solo per mansioni generiche, per cui non è necessaria una particolare formazione, ma anche in ruoli specialistici, che richiedono qualifiche a volte di livello elevato. Per non parlare dell'ambiente della ricerca, in cui è uso pagare per qualche anno borse di studio, facendo crescere professionalmente persone che poi vengono rimpiazzate da altre, le quali devono ripartire da zero... Un infame spreco di risorse.
In mezzo a questa realtà spiccano le agenzie di selezione personale, che si occupano di "valutare" candidati da rifilare alle aziende spesso con contratti temporanei. Si sentono spesso storie riguardanti l'incompetenza di tali agenzie. Troppe volte il candidato viene giudicato da chi ha ben poca consapevolezza del settore in cui l'esaminato è esperto. Il giudizio viene costruito sulla base di parole-chiave e test da rotocalco di bassa lega. Vale a dire che se sono un esperto di reti informatiche ma non pronuncio, che so, il termine "udp" rischio di non venire selezionato perché mi mancherebbe la conoscenza di un protocollo...
Recentemente ho letto una notizia che mi ha colpito. Non per l'eccezionalità, ma per l'elevato livello di idiozia di chi valuta i candidati a posti di lavoro. Vi prego di leggere questo articolo tratto da La Stampa. Si racconta di Patrizia, un ingegnere con master in organizzazione aziendale, creatrice di un grande call-center con cui ha ottimizzato la produttività dell'azienda per cui lavorava, a cui, dopo aver perso il lavoro, è stato offerto di lavorare in un call-center. Come operatrice! Tutto perché gli intelligentoni che hanno esaminato il suo curriculum hanno trovato la parola-chiave "call-center".
Banda di idioti!
Patrizia ha aperto un blog sotto lo pseudonimo di Hagar (date un'occhiata, please!), in cui parla della sua esperienza e mette a disposizione la sua competenza per aiutare chi vuole uscire dall'orribile modo di concepire il lavoro che imperversa oggi. Una delle cose che indigna maggiormente Patrizia-Hagar (e non solo lei!) è il fatto che il mercato del lavoro attuale in qualche modo uccide i sogni di chi si è fatto un mazzo tanto per laurearsi, specializzarsi, conseguire master e dottorati, per poi ritrovarsi a lavorare in un call-center senza prospettive di cambiare.
L'attuale ministro del lavoro si compiace di aver stabilizzato le situazioni di un certo numero di operatori di call-center con contratti a tempo indeterminato (cosa valida per una minoranza, peraltro). Certo, così laureati in matematica, lettere antiche, ingegneria, biologia, filosofia potranno tranquillamente continuare a rispondere "XXX, buongiorno, in cosa posso esserle utile?"
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Ciao Patrizia (ma mi piace tanto anche Hagar, è stata una scelta molto significativa) naturalmente puoi riportare quello che vuoi del mio post Banda di idioti.
Non ci sono concetti particolarmente originali, a dire il vero. Niente che non sia sotto gli occhi di tutti. Però sembra che molti non riescano o non vogliano vedere. L'idea di quel post mi è venuta leggendo di te su
Ho letto un po' delle tue cose e ammiro molto quello che stai facendo, come lo stai facendo. Condivido con te la passione per la narrazione, sono curioso di vedere il tuo libro.
Mi piace molto il tuo "Chi è Hagar", persino il tuo originale modo di dirti comunista mi trova concorde. Mi piace come fondi la razionalità con un piacevole uso della lingua. Due miei "tormentoni" sono il soffocamento della ragione che sistematicamente viene perpetrato e lo scempio della nostra lingua.
Grandioso il post "
Va beh, la smetto sennò riempio pagine di entusiastici commenti ;-) Continuerò a seguirti, magari intervenendo direttamente sul tuo blog. Intanto grazie per l'interessamento al mio post.
Un abbraccio, cara Patrizia-Hagar
Mario
Lunedì, 16. Luglio 2007
Leggete questa lettera che mi ha scritto Danilo, perché è bellissima.
Te l'ho detto, Danilo che desideravo pubblicarla perché ho il sentore che da più parti ormai si sta inculcando nella testa degli italiani che il lavoro è "sopravvivenza", mentre invece il lavoro è sopravvivenza se e solo se la società viene concepita come fatta di schiavi. E la tua email mi conforta molto in questo mio pensiero. Si sta sempre più assimilando il lavoro delle persone a quello delle bestie (gli schiavi erano trattati molto peggio delle bestie... per chi non lo sapesse). Ma noi non siamo schiavi e non siamo bestie. Siamo persone. Le persone non vogliono sopravvivere, perché mentre per un animale la sopravvivenza è tutto, per un essere umano la sopravvivenza è una tortura forse peggiore della stessa morte. Per me almeno è così.
Dalla tua lettera emergono tanti concetti che io condivido in pieno, tipo quello della meritocrazia come valore da riscoprire a tutti i livelli, e quello del libero mercato e della libera concorrenza che in Italia sono solo due belle parole e niente di più. I giochi - è verissimo - sono tutti precostituiti, con vincitori e vinti già scelti in partenza. E il divertimento è finito. Finito per tutti (anche per i vincitori, dico sempre io). E' che di Libertà in Italia ne è rimasta davvero ben poca. Grazie infinite, Danilo. Un bacio.
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Ciao,
ho da pochi giorni visto il tuo blog (che ho riletto almeno 4-5 volte per intero) ed ho pensato di scriverti. Non per criticarti, e neppure per adularti, ma semplicemente per dirti che non sei da sola. Ti assicuro che siamo in parecchi a pensarla in maniera molto simile a te, anche se non tutti ingegneri. Questo per dirti che anche per noi altri, periti o semplici operai, il riconoscimento del merito lavorativo sarebbe (e speriamo prima o poi sarà) un grandissimo passo per il paese. Nell'attesa, ti siamo tutti vicini, sentendoci meno 'soli'.
Io sono di Torino, e posso assicurarti che la realtà piemontese di progettazione non è difforme da quella di Milano. Da 4/5 anni, tra acquisizioni e fusioni aziendali, il mercato telefonia & sicurezza non e' più di libera concorrenza, e si sta basando molto su imposizione forzata di prodotti scadenti piuttosto che di brillanti innovazioni. Inoltre ci sono state situazioni in cui vari colleghi sono stati 'allontanati' dalla sera alla mattina solo perché in disaccordo con l'azienda (ovviamente senza riguardo al fatto che abbiano seguito prodotti di successo...).
Con questi presupposti e' ovvio che il lavoro, in cui credevi, diventi solo una forma di 'sopravvivenza' (come dicevi tu), anche perché le realtà lavorative calano di numero giorno dopo giorno. Dunque anche quassù 'boccheggiamo', non per volontà, ma per necessità, con le tasche piene di nuove idee e nessuno disposto a realizzarle.
Un grazie particolare a te, Patrizia, che hai avuto (e hai) il coraggio di scrivere quello che in tanti pensiamo, ma che non possiamo cambiare facilmente.
Ti siamo vicini. Continua così.
Danilo
Mercoledì, 11. Luglio 2007
In questa nuova sezione pubblicherò le lettere che mi arrivano e che mi fa piacere condividere con gli altri. Ovviamente le pubblicherò sempre e solo dietro espressa autorizzazione scritta di chi me le ha inviate.
Gianmarco è la prima persona che mi ha autorizzato a pubblicare la sua lettera, e questo prima ancora che glielo chiedessi, perciò ben volentieri apro questa sezione con lui. Ti dico che condivido pienamente le cose che pensi e che mi hai scritto in questa tua (come ti ho anche detto in privato) e certamente il punto 5 del mio Credo nasce dal mio vissuto personale, come tu hai ben intuito fra l'altro. Purtroppo non ho potuto fare a meno di pensare a me in quel momento, ma ti dico anche che confermo quel punto esattamente per come l'ho scritto, specificando però che il termine "laureato" sta ad indicare per me la persona che ha creduto e investito tempo, denaro e sacrifici (oltre agli anni più belli della sua vita) nella cultura. E' evidente che ci sono laureati ottusi come dei triangoli, ma non è certo a loro che pensavo quando ho scritto quel punto del Credo. Grazie Gianmarco e a presto.
N.B. Di nessuna persona indicherò mai il cognome, ma solo e sempre il nome e la città di provenienza, a meno che non mi si dica di fare diversamente. Ecco la lettera di Gianmarco.
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Ciao Patrizia,
mi chiamo Gianmarco, ho 30 anni e vivo e lavoro a Cagliari, città che ho odiato per anni ma che ora mi affascina e mi piace, in un'isola che sto iniziando a conoscere negli ultimi anni viaggiando e leggendo e che amo, e che mi è entrata nel cuore e nell'anima, una terra che considero una "trappola", ma da cui non riesco a scappare, probabilmente nemmeno voglio...ti scrivo in privato perché voglio che legga prima tu quello che sto per scrivere e solo tu, se vorrai, potrai far leggere a tutti nel tuo blog...
Cominciamo da te: sono venuto a conoscenza del tuo blog tramite il sito di Claudio Cugusi, del quale sono un assiduo frequentatore, avendo conosciuto lui personalmente e avendone molta stima, non sono d'accordo con alcune delle sue idee, ma il suo impegno nel sociale, il carattere e l'altruismo sono più che sufficienti; tanto di cappello per la tua preparazione scolastica, ovvero la tua laurea con bacio, il master ecc.. ma, premettendo che ho letto solo la presentazione della tua persona sul tuo blog, ti faccio tantissimi complimenti soprattutto per la tua intelligenza, la tua sensibilità e altruismo, il carattere e la grinta, i tuoi valori, che sono nobilissimi e sono gli stessi che la maggior parte delle persone sta ormai perdendo, gli stessi per cui vale la pena lottare e, in extremis, sacrificare la propria vita.
Condivido fermamente anche il tuo Credo, se non fosse per il punto 5; nello specifico credo nel Valore della Cultura ma, mi permetto di scriverti che a mio parere il Valore che tu dai alla stessa è forse un po’ condizionato dalle tue esperienze personali; parto dal presupposto che
Personalmente vedo
Se poi vogliamo parlare delle ingiustizie del mondo, lavorativo e non, se ne potrebbe parlare per ore e ore. Tutto questo detto da un operatore di call center, con colleghi laureati e non, persone di Valore e non...
Se merito una tua risposta ne sarò lusingato e ti invito a indovinare se sono laureato o no. Ringraziandoti in anticipo per il tuo blog e la tua attenzione, rinnovo i complimenti e ti saluto.
Giovedì, 28. Giugno 2007
Due settimane fa ho ricevuto una bellissima lettera da parte di una mia studentessa: Monica P.
Sono molto contenta di averla con me alla Hagar Business School, perché nella mia scuola "Non conta chi sei. Conta quanto vali". Capito, Monica, perché nella mia scuola tu un posto ce l'avrai sempre? Perché conta quanto vali.
Monica è una persona che sono felice di conoscere, perché ispira dolcezza e serenità, e dio solo sa quanto ce ne sia bisogno.
Le ho chiesto se potevo pubblicare un pezzetto della sua lettera stupenda, e lei, come c'era da aspettarsi, mi ha detto subito sì. Eccolo il pezzo che mi ha commosso e che mi ha fatto pensare che forse nella vita le cose vanno come devono andare e basta. In una società come la nostra, governata dalle regole del caos (deterministico) tutto ciò che pensiamo, diciamo e facciamo non ha molto senso, se non nella misura in cui riesce ad illuderci che stiamo dando alla nostra vita il corso desiderato.
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<<Monica>>: "Ed hai ragione quando dici che tutto nella vita è correlato, perchè se ci penso molte persone sono come delle tessere di un gigantesco puzzle che non trovano il loro pezzetto di quadro perchè qualcun altro a forza ci è entrato senza meritarlo quel posto. E' vero anche che credo profondamente nel codice dei cavalieri. E' un po' il vessillo del mio cuore: aiutare i deboli e gli indifesi. Non penso di essere molto forte, ma so che anche se mi sento debole ho sempre la forza per dare una mano a chi incontro per strada ed è in difficoltà. Non mi servono più i ringraziamenti. Con la maturità di oggi... ogni persona che incontro nel mio percorso è per me motivo d'insegnamento e riflessione".
Penso che il volontariato che Monica fa nel Movimento per
P.S. Siete andati o no a visitare il castello di DamaImandra&LordIvan?
Mercoledì, 30. Maggio 2007
Questa email l'ho ricevuta qualche tempo fa, ed è di quelle dove non serve sapere il nome di chi l'ha scritta o la sua storia dalla settima generazione in avanti.
Non servono preamboli e non servono postamboli per questa email.
Dico qualcosa sul concetto di Verità, invece.
A molti piace intendere
Riporto qui di seguito l'email di Ghost (lo pseudonimo col quale accompagna il suo vero nome) dopo aver chiesto e ottenuto da lui il permesso di farlo. Il suo è stato un via libera pieno, sincero, immediato, perciò grazie Ghost.
Chi me l'ha scritta è uno dei migliori tecnici di TLC d'Italia. Parola di Hagar. La sua bravura l'ha pagata a caro prezzo, però, come c'era da aspettarsi. In Italia, infatti, essere bravi, veramente bravi, è praticamente un handicap, e dei peggiori.
All'email di Ghost non seguirà alcun commento da parte mia poiché ritengo che le sue parole spacchino il video già da sole. TACERE è spesso la risposta più dignitosa che si possa dare agli altri. E io TACCIO.
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Ciao HAGAR,
purtroppo a qualcuno conviene che la società, quella disagiata, rimanga ignorante e priva di iniziative. Condivido molto i tuoi pensieri... Mi sono commosso sull'episodio del barbone e ho goduto sull'allegato dei transistor.
Mi viene da ca..re pensando all'Italia, al resto del mondo e alla razza umana!
A volte mi sento un fantasma tra la gente.
In questi tre anni la fiducia se n'è andata insieme alla speranza e l'apatia mi divora. Anche scrivere è diventato difficile.
Un abbraccio (vero nome).
P.S.
QUANDO LE NOTTI SI FANNO SEMPRE PIU' BIANCHE
E I GIORNI SEMPRE PIU' SCURI,
SONO AVVOLTO DAL NULLA
E PENSO AL TEMPO,
IL TEMPO CHE PASSA
E NON E' PIU RELATIVO IN QUESTO
SPAZIO COSI' LIMITATO E VUOTO.
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