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HAGAR Blog


Sei nella categoria: Il Cantastorie

Mercoledì, 29. Ottobre 2008
Il Pifferaio Magico
By hagaris2, 21:28

A tutti i lettori dell'Hagar Blog dedico questo video stupendo di Edoardo Bennato, che pochi conoscono, ma è a dir poco... STUPENDO.

S’intitola “La Fantastica Storia”, ed è una delle canzoni che amo di più.

Mi piace pensare che le auto possono fare winsurf sulle onde come le navi volare. Mi piace pensare che i bimbi siano sempre "quelli da salvare" e credo che un uomo possa fare la differenza. Credo nella magia della fantasia...

Adoro la camminata del Pifferaio Magico e il suo modo di appollaiarsi in alto come una colomba.

La storia del Pifferaio Magico ci appartiene, perché forse... almeno una volta nella vita... tutti lo siamo stati. 

A presto, vostra

Hagar

 

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Mercoledì, 06. Giugno 2007
Una favola per Ismaele
By hagaris2, 09:07

Ismaele: Mamma, mi racconti una favola? Che bimbo sono se nessuno mi racconta mai le favole!?

Hagar: Hai ragione. C’era una volta Cappuccetto Rosso…

Ismaele: Chiiii? E chi è Cappuccetto Rosso?

Hagar: Scusa, Cappuccetto Rosso non è una favola. Ricominciamo. C’era una volta una bambina molto in gamba, di nome Piccola. Viveva in un’isola molto bella, sperduta da Dio e dagli uomini, accudita da tutti, perché lei era Piccola, di nome e di fatto.

Ismaele: Poi è cresciuta o è rimasta sempre Piccola?

Hagar: Un giorno si innamora di un ragazzo bellissimo, di nome Dado, che abitava in cima ad una montagna molto lontana, dove gli uomini trascorrevano tutto il loro tempo lavorando la terra e accudendo gli animali.

Ismaele: E Dado l’amava?

Hagar: Si, l’amava moltissimo, ma era un ragazzo molto sfortunato, anche se non se ne rendeva conto. Dado non riusciva a liberarsi dagli insegnamenti ricevuti in eredità dai suoi genitori, che volevano per lui una donna mansueta, che concepisse la vita unicamente come cura del marito e dei figli che Dio avrebbe donato loro. Una donna che fosse felice di vivere in montagna, lontano da tutto e da tutti. Così avevano vissuto le sorelle di Dado fino ad allora ed erano state felici, così aveva vissuto la madre di Dado ed era stata felice, così avrebbe dovuto vivere Piccola per essere anche lei felice e questo lo pensavano proprio tutti, Dado e la sua famiglia, ma anche la famiglia di Piccola.

Ismaele: Allora Piccola è scappata via come hai fatto tu?

Hagar: No, Piccola non è scappata via, perché Piccola è una donna molto più paziente di me. Lei ha continuato ad amare Dado, pur sapendo che mai avrebbe lasciato la città per la montagna e mai avrebbe rinunciato a portare con sé i suoi sogni e le sue speranze, perché, se l’avesse fatto, il suo cuore avrebbe smesso di battere. Dado e Piccola si amarono per dieci lunghi anni. Piccola era certa che prima o poi Tempo e Amore avrebbero risolto i suoi problemi per lei e quel giorno avrebbe finalmente sposato Dado, come desiderava tanto fare. Durante quegli anni, Piccola, per amore di Dado, rinuncia a molte cose che desidera fare, a tutte le cose che desidera fare, ma continua a supplicare Dado di non toglierle i suoi sogni e le sue speranze o la perderà per sempre.

Ismaele: Dado non vuole darle la libertà?

Hagar: Per Piccola la libertà è scrivere, perché quando afferra carta e penna si sente il cuore scoppiare dalla gioia, ma Dado sembra non capirlo e le impedisce in tutti i modi di scrivere. Dado vuole solo sposarla il più presto possibile, portarla con sé in montagna e fare con lei tanti figli, così Piccola sarà felice, come lo sono state sua madre e le sue sorelle prima di lei.

Ismaele: Continuiamo domani, mamma? (Ismaele socchiude lentamente gli occhi. Hagar se ne accorge e batte piano un colpetto sulla pancia, così Ismaele riaprire gli occhi).

Hagar: Una notte Piccola capisce che Tempo non ha risolto nulla, ma le ha dato la possibilità di conoscere Amore. E Amore, anche lui non ha risolto niente, ma le ha insegnato, con l’aiuto di Tempo, che la rinuncia ai propri sogni e alle proprie speranze è lo scivolo più ripido verso la peggiore delle infelicità. Così Piccola decide di non sposare Dado e, anzi, si allontana da lui per sempre. Piccola è terrorizzata all’idea di perdere la speranza e da quel giorno prova a realizzare i suoi sogni, perché Tempo e Amore le hanno insegnato che solo lì si cela il senso della vita di ognuno, nella speranza di veder realizzati i propri sogni e nella lotta per realizzarli. In uno sgabuzzino sotterraneo trascorre le nottate scrivendo, senza fermarsi un solo attimo, se non per asciugarsi le gote dalle lacrime. Tempo e Amore non hanno insegnato a Dado quello che hanno insegnato a lei e questo la rende molto triste. Se l’avessero fatto, infatti, Piccola avrebbe potuto avere anche Dado al suo fianco e non solo la speranza di realizzare i suoi sogni.

Ismaele: E’ una favola stupenda, mamma, meno triste di quel che sembra. Piccola li realizza i suoi sogni alla fine?

Hagar: E’ sulla buona strada, ma quel che conta, Ismaele, è che Piccola non è più Piccola, per nessuno, e sta lottando con tutte le sue forze per realizzare i suoi sogni. Ha già vinto, non trovi?

Ismaele: Si, ha già vinto. Buona notte, mamma.

Hagar: Buona notte piccolo mio. 

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Giovedì, 24. Maggio 2007
Favole per la ninna nanna
By hagaris2, 09:01

Questa è quella che la Gabanelli definirebbe "una bella notizia".  

Nutrivo da tempo il desiderio di donare le mie favole a tutti i bambini oltre che a mia nipote, che sta praticamente crescendo con le "favole di zia".

Mi sono detta: "Se piacciono a lei, perché non raccontarle anche ad altri bambini?", e così sono andata in internet e ho scovato un sito molto bello, che si chiama, neanche a dirlo, Favole per la ninna nanna.

L'ho guardato attentamente e alla fine ho pensato: "Questo è il sito che fa per me". Ho scritto al curatore, Gennaro Molino, del quale vi parlerò meglio in un altro mio pezzo intitolato Lavoro negato, e ho scoperto di avere più di una cosa in comune con lui.

Da oggi le favole di Hagar le potrete leggere qui ma anche e soprattutto nel sito di Gennaro, linkata nell'immagine riportata sopra. 

Ma voglio raccontarvi anche il perché un giorno ho deciso di inventarmi delle favole. 

Tutto è nato circa un anno fa, quando ebbi la brutta idea di raccontare a mia nipote la favola di Cappuccetto Rosso. Accadde che non appena dissi che il lupo si era mangiato la nonna di Cappuccetto Rosso mia nipote è saltata giù dal divano ed è scappata in cucina a cercare mia madre, sua nonna. L'ha abbracciata forte e le ha detto che il lupo non se la sarebbe mai mangiata, che c'era lei a proteggerla. Da allora le favole me le sono inventata io e mia nipote non si è più terrorizzata con lupi, streghe cattive e mostri giganti.

Ecco, il sito di Gennaro è un posto dal quale si possono tranquillamente scegliere favole da raccontare ai bambini senza il timore di vederli sobbalzare dalla sedia, perché sono belle, delicate e hanno contenuti di grande valore.

Felice di averti conosciuto, Gennaro.

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Giovedì, 17. Maggio 2007
Il Regno delle Ombre
By hagaris2, 09:25

Sir Lancelot galoppa una notte e un giorno per raggiungere il Bosco.

Il Sole è appena tramontato e presto la Fata del Bosco farà la sua apparizione.

- Lancillotto, eccoti arrivato finalmente!

- Ho tardato forse? Dite che se fossi giunto all’alba anziché al tramonto voi sareste apparsa prima?

- Assolutamente no! Credete sia qui solo per voi? Ditemi, Lancillotto, come state?

- Qual è la prossima terra che sta sulla via del Grande Regno? Devo rimettermi in viaggio prima che faccia notte e mancano solo poche ore all’oscurità. Dite presto se potete.

- Quanta fretta! Siete adirato per caso?

- La mia ira sconfigge i malvagi, lo sapete meglio di me. Ho bisogno di lei al mio fianco quanto della mia spada.

- E di cos’altro non potete fare a meno, Lancillotto?

- Delle vostre indicazioni. Orsù, rispondete alla mia domanda: Qual è il prossimo Regno?

- Il Regno della Bontà.

- Il Regno della Bontà? Ma cosa dite? Vi prendete gioco di me per caso? Non è il mio cuore il Regno della Bontà? Devo visitare il mio cuore per caso?

- Siete certo dell’abilità del vostro cuore a maneggiare la bontà quanto della vostra mano a destreggiare la spada?

- E voi siete certa che dovrò visitare quel regno?

- Sono certa che la tua bontà abbia radici fragili e da quel regno non potrai che uscirne rafforzato. E’ vera bontà, Lancillotto, quella dell’uomo che ama il prossimo suo come se stesso ma che non ama se stesso?

- Non è del mio amore che manco, ma semmai… Fino a quando dovrò restare in quel regno?

- Fino a che avrai imparato ad amare te stesso come ami il tuo prossimo.

- C’è un’altra terra che può ricondurmi alla via del Grande Regno?

- Sì, c’è. E’ il Regno delle Ombre. A te la scelta, Lancillotto.

- Andrò nel Regno delle Ombre. Ci vedremo nel Bosco, mia Signora, al tramonto del terzo giorno.

- Buona fortuna, Lancillotto.

Lancillotto monta a cavallo e galoppa senza mai fermarsi, finché dinanzi a lui appare una grande porta fatta di nubi. E' la porta del Regno delle Ombre.

Il Regno delle Ombre ha una particolarità, come tutti i regni. E’ un regno dove il Sole non sorge mai. E’ illuminato dalla Luna, giorno e notte, da una Luna che non si assottiglia mai. Tonda, paciosa, immobile al centro del cielo, rischiara le vie al posto dei lampioni e le case al posto delle candele e tutt’intorno a lei milioni di stelle, brillanti come in nessun altro regno.

Sir Lancelot entra adagio nella terra delle ombre. Pensa sia popolata di spettri contro i quali nulla potrà la sua spada. Ma Lancillotto non teme certo la morte, anzi. Scende da cavallo e percorre a piedi la via principale del Regno.

Lungo la via vede gli abitanti del regno delle ombre. Persone in carne ed ossa, sorridenti e gentili gli uni verso gli altri come più non potrebbero. Non ci sono spettri ma solo dame e cavalieri felici. Eppure il paesaggio è tetro. Non si addice certo a quel popolo. Lancillotto è intenzionato a capire.

- Ditemi, sir, cosa ne avete fatto della vostra giacca?

- L’ho donata ad un passante che non ne aveva una. Ve ne stupite?

- Non avete freddo?

- Certo che ne ho, ma presto mi passerà. Se attendete con me pochi minuti, vedrete che presto passerà un altro cavaliere da questa via e mi donerà la sua giacca, e poi qualcun altro farà lo stesso con lui prima che la strada finisca.

Dopo pochi minuti Lancillotto vede con i suoi occhi la scena del dono della giacca e in lontananza la scena si ripete ancora e ancora e ancora, continuamente. Riprende a parlare col cavaliere.

- Come potevate esser certo che qualcuno avrebbe fatto lo stesso con voi? Svelatemi questo mistero, ve ne prego.

- E’ la regola del nostro regno, sir! Sir…?

- Senza Sir. Mi chiamo Lancillotto e basta.

Lancillotto volge improvvisamente lo sguardo a terra e con stupore…

- Ditemi, che fine ha fatto la vostra ombra?

- La mia ombra, sir? Non esiste. Questo è il Regno delle Ombre proprio perché non ci sono ombre.

- La Luna vi guarda giorno e notte e non avete il dono della vostra ombra?

- E’ così.

- E ditemi: Siete felice per questo?

- Sono felice fino a che resterò in questo regno, dove nessuno possiede una sua ombra, dove ognuno vive esclusivamente per aiutare e far gioire gli altri.

- E a voi stesso non procurate gioia e sollievo?

- No, nel nostro regno non v’è necessità di provvedere a sé stessi. Sarà qualcun altro a pensare a me.

- Siete mai uscito da questo regno?

- No, non mi è concesso.

- Cosa intendete dire? Chi vi vieta di visitare altri regni?

- Nessuno, ma io so bene che fuori di qui troverei ad attendermi un destino terribile.

- Terribile, dite? Quale?

- Recupererei la mia ombra ma perderei me stesso. Non saprei vivere diversamente da come mi è stato insegnato, né qui né altrove. Qui posso essere felice, altrove sarebbe la fine per me. Donerei la mia giacca e i miei calzari al primo passante, ma nessuno farebbe lo stesso con me e presto mi ritroverei denudato e solo.

- Siete prigioniero di voi stesso allora!

- Sì, sir. Le regole sono medaglie, non lo sapete? Hanno sempre due facce. In una faccia della nostra medaglia c’è l’amore reciproco degli uni verso gli altri ma nell’altro c’è per noi la condanna a non essere. Qui ognuno rimette la propria vita nelle mani degli altri. Ma, sir, perché mi ponete queste domande se fate anche voi parte del Regno delle Ombre?

- Io non faccio parte affatto del vostro regno! Sono qui solo di passaggio.

- Rivolgete una seconda volta lo sguardo a terra e poi ditemi… che fine ha fatto la vostra di ombra? 

Lancillotto monta sul suo cavallo e attraversa il Regno delle Ombre al galoppo. Non intende trascorrere un minuto di più in quella terra. Prigioniero lui? L’uomo che ha fatto della Libertà il vessillo del suo casato? La Fata del Bosco gli ha fatto un bello scherzetto questa volta. Lancillotto deve subito parlare con la sua Signora. Vuole chiederle della sua ombra e sapere che fine ha fatto e come recuperarla. Vuole andare nel regno dove l’ha persa, o dove gli è stata rubata a sua insaputa, per riappropriarsene prima di giungere al Grande Regno.

Ma la Fata del Bosco questo lo sa già. E’ lei che guida il suo viaggio.

Mentre galoppa andando incontro al vento, sente già la voce della Fata del Bosco che lo chiama: “E’ vero amore, Lancillotto, quello dell’uomo che ama il prossimo suo come sé stesso ma che non ama se stesso?”

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Lunedì, 14. Maggio 2007
Lo splendore delle Stelle
By hagaris2, 11:49

Come facciamo ad avere tutte le informazioni che abbiamo sulle stelle e i corpi celesti in genere? Sono oggetti così lontani da noi, così intangibili, eppure ci riusciamo. Come?

Il fatto è che i corpi celesti emettono onde elettromagnetiche, e queste sono delle vere e proprie messaggere d’informazione. Nella nostra atmosfera non riescono ad arrivarne che una piccola parte ma la quantità d’informazione che ne ricaviamo è comunque grande, per non dire enorme.

Per decifrare le informazioni bisogna scomporre l’onda elettromagnetica nelle sue componenti monocromatiche, ottenendo così il cosiddetto spettro.

Studiando lo spettro si ricavano informazioni sulla massa, la composizione, la temperatura, la luminosità (splendore) e la velocità delle stelle e dei corpi celesti in genere.

Ci sono persone che si comportano come vere e proprie stelle. Lo fanno per scelta, più spesso per necessità, talvolta semplicemente perché è nella loro natura.

Si pongono ad una distanza da noi che ci appare enorme. Sembrano intangibili, imperscrutabili, e questo ci mette ansia quando non sconforto. Ma poi curiosità e desiderio di conoscenza cominciano a prendere forma in noi e non c'è più posto né per l'ansia né per lo sconforto. Ci troviamo di fronte ad un mistero che sembra voler restare tale per sempre. Ma quel mistero è davvero così insondabile? Se una persona è una stella e spontaneamente non vuol dirci nulla di sé... chi ci vieta di studiarne le emissioni

La quantità di informazioni che una stella emette è sempre incredibilmente grande e questo sia che si parli di un corpo celeste o di un corpo in carne ed ossa.

In entrambi i casi ritengo che le parole non servano perché le informazioni provenienti dalle loro emissioni sono, a ben vedere, fin troppe.

Quindi la possibilità di conoscere a fondo due persone, una che ci racconta tutto di sé e l’altra che non ci racconta nulla, è esattamente la stessa, con l’unica differenza che nel primo caso è il desiderio di chi si vuol far conoscere ad avviare il processo della conoscenza mentre nel secondo è determinante il nostro desiderio di conoscere l’altro. In tutti i casi non va dimenticato che una stella è sempre una stella e una cosa è conoscerla e un’altra è afferrarla.

Nota:  Questo pezzo mi fu ispirato da un libro stupendo che ho letto qualche tempo fa e che s'intitola "Dove nascono le stelle" di Margherita Hack. Leggendo quel libro ho scoperto che la scienza è stata in grado di spiegare come si sia originata la vita umana sulla Terra e che senza il contributo delle Stelle ciò non sarebbe mai accaduto.

La scienza sa come il miracolo della vita umana si sia generato ma non sa perché.

Eppure per me fu ugualmente una straordinaria scoperta quella che feci. Da allora il mio concetto di Fede è cambiato, cambiato molto. Più mi riscoprivo atea, profondamente atea, e più mi sentivo pervadere da un sentimento di religiosità grande quanto inspiegabile. Alla fine ho capito che Dio non c'entra niente con la Chiesa, ma proprio niente.

C'entra con l'anima, con la mente (quella cosa inspiegabile che è dentro di noi e che confondiamo spesso con il cervello), e perciò è l'Uomo che da forma a Dio, se e quando accetta di portare su di se il peso enorme di una vita da vivere in maniera diversa da come farebbe un qualsiasi animale.

Perché l'Uomo, che a noi piaccia o no, è un animale.

Poi, una serie di esperienze personali mi hanno fatto capire che l'uomo era addirittura inferiore agli altri animali, perché capace di distruggere il suo stesso habitat - cosa che gli animali non fanno - perciò dotato di un minor spirito di adattamento, oltre che di rispetto per tutto ciò che lo circonda. L'avidità è una cosa che certo riguarda noi e non i cammelli o le giraffe, e lo stesso dicasi per il sadismo o, come la chiamo io, cattiveria allo stato puro.

Allora ho fatto un passo avanti. Ho deciso che "credere in dio" per me era "credere negli uomini", nel loro coraggio di cambiare, di saper morire e rinascere, scegliendo vie impervie ma giuste.

Credere in dio come possibilità che ha l'Uomo, a partire da se stessi ovviamente, di dare forma a Dio, inteso come simbolo supremo di Amore, Giustizia, Forza e Coraggio. Perché è lì che si cela l'infinito, se di un infinito abbiamo “la forza e il coraggio” di parlare.

Hagar

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Giovedì, 03. Maggio 2007
Barboni non si nasce
By hagaris2, 09:39

Un giorno vidi un barbone alla stazione di Milano.

Rovistava dentro un cestino dell'immondizia, di quelli cilindrici. Dopo qualche secondo tirò fuori dal cestino (dell'immondizia) i resti di un tramezzino e prese a mangiarli.

Notai subito come fosse aggraziato nel mangiare, facendo quasi attenzione a non sbriciolare fuori dal piatto, e il piatto era sempre lui: il cestino dell'immondizia. Allora ho tirato fuori il portafogli dalla borsa e ho visto quanto avevo, perché la pessima abitudine che ho di andare in giro con pochissimi soldi mi obbliga a rinunciare spesso a dei buoni propositi. Quella volta però avevo 10 euro e pensai:

"Gli bastano per un panino e una birra".

Mi avvicinai al barbone e con un gesto gentile e un sorriso che voleva essere rispettosissimo di lui gli porsi i soldi, ma lui sgranò gli occhi smarrito, tristissimo in volto, come a dirmi: "Ma allora non capisci?"

Credo si fosse sentito offeso per l'ennesima volta, e quella volta grazie a me. Lasciò cadere sul piatto il tramezzino, scosse la testa in segno di rifiuto e se ne andò.

Io rimasi con quegli stupidi 10 euro in mano e il desiderio di corrergli dietro e gridargli: "Ehi, amico! Guarda che io mi sento uguale a te, capito? I miei soldi li puoi prendere, credimi".

Rimasi immobile lì dove mi trovavo, e lungo la strada del ritorno capii che quel barbone era un essere davvero speciale, perché tutto si poteva dire di lui meno che fosse un accattone. Il barbone vero, infatti, non mendica, non infastidisce nessuno e non ama essere avvicinato. Il barbone non accetta niente dagli altri, ma solo perché per lui è finito il tempo di chiedere.

Quante volte, però, deve aver inutilmente teso la mano agli altri per ridursi così?

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Domenica, 15. Aprile 2007
La saggezza dei bimbi
By hagaris2, 09:15

Un giorno una bimba di tre anni, di nome Hagar junior, mi ha detto che un bambino all'asilo le aveva tirato i capelli e lei si era messa a piangere. 

"Hai detto al bimbo che ha fatto il monello e che non deve farlo più?", le ho chiesto, e lei mi ha risposto di no, che “si vergognava”.

Le ho chiesto se anche lei avesse tirato i capelli al bimbo e lei mi ha risposto ancora di no. E quando ho voluto sapere il motivo per il quale non l'aveva fatto, lei mi ha guardato stupita e mi ha risposto: "Perché poi anche lui si faceva male e piangeva".

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Giovedì, 12. Aprile 2007
La Repubblica dei Saggi
By hagaris2, 09:21

Sir Lancelot, sul suo cavallo bianco, si dirige lento verso il villaggio. Non ne conosce il nome e non gli importa neanche saperlo. 

Lungo la via ascolta quello che si dicono le persone. Ad un lato della strada ci sono un vecchio e un bambino seduti a terra. L'anziano spiega al bambino il gioco delle carte.

- Questi sono gli ori. E queste, piccolo mio, sono le spade.

- No, nonno, queste non sono le spade! Queste sono le candeline.

- Hai ragione, piccolo mio. Ori, coppe, bastoni e... candeline.

Sir Lancelot sorride e continua lungo la stessa via, quando vede ad un altro angolo della strada un uomo molto forte e assieme a lui uno più giovane. Si somigliano molto. Ascolta anche le loro parole.

- Padre, insegnami a maneggiare la spada perchè possa unirmi presto a voi in battaglia.

- Figlio, prima di imparare a maneggiare la spada devi conoscere a fondo qualcosa che di molto, molto più importante.

- Padre, cosa c'è di più importante del saper maneggiare la spada? Dimmi ed io l'imparerò.

- Come usare la testa, figlio! Prima t’insegnerò a giocare a scacchi. Imparerai le regole del combattimento, l'arte della guerra. Capirai l'importanza del Re e della Regina ma, soprattutto, quanto il loro potere dipenda dai più piccoli servitori del regno: i Pedoni. T’insegnerò come si attacca ma, ancora prima, come si difende. E il giorno in cui avrai imparato tutto questo, figlio, tramandarti l'arte della spada sarà semplice, perché essa farà già parte di te, nella tua testa. Solo così potrai realizzare il tuo sogno: diventare Cavaliere del Regno.

Sir Lancelot sorride e prosegue lento il suo cammino verso la piazza del villaggio. Prima di giungere alla piazza Sir Lancelot ascolta il dialogo fra una giovane donna e un uomo molto anziano che si appoggia al suo braccio.

- Padre, rientriamo a casa adesso. Siete molto stanco. Non dovreste camminare tanto.

- Figlia, ho combattuto oltre cento battaglie io e di ognuna ne porto i segni addosso. Perché mi trattate come un inerme? A me, vostro padre.

- Padre mio, conosco le vostre imprese meglio di chiunque altro, e le vostre virtù, come il vostro grande coraggio e la vostra forza straordinaria, ma adesso meritate di essere onorato e amato per questo. Lasciate che sia io, vostra figlia, a farlo.

Sir Lancelot gira di colpo lo sguardo verso la giovane donna:

- Ditemi, lady, come si chiama la terra nella quale regna cotanta virtù?

- Lei, sir, si trova nella Repubblica dei Saggi.

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