Sei nella categoria: Chi è Hagar
Sabato, 14. Aprile 2007
Voglio raccontare perché da oltre un anno ormai mi firmo come Hagar, e perché anche il mio libro uscirà a nome di Hagar.
Nasce tutto da un passo della Genesi che mi colpì molto quando lo lessi. Si parlava di matrimonio. Di rapporti extraconiugali. Di padroni e di schiavi. Di maternità, nella sua duplice veste, di desiderio e gioia da una parte e di calcolo e problema dall'altra. Si parlava del rapporto tra fratelli e di quello tra genitori e figli, che poteva andare dall'amore più assoluto verso taluni figli all'indifferenza più totale verso altri. C'era il tema dell'abbandono. Del rifiuto. Il tema del viaggio. Della fatica. Della disperazione. Ma anche quello della libertà e della speranza. C'era il tema della Fede, naturalmente, ma anche e soprattutto quello della carità e della giustizia. C'era il tema del dolore e del riscatto, che è come dire che c'era anche il tema della morte e della rinascita. C'era, insomma, quasi tutto ciò che serviva per descrivere l'animo umano, non dell'era di Abramo, ma dei giorni nostri. Hagar è il nome che mi aiuta a non dimenticare il deserto di Bersabea.
Ma ora il racconto dell'incredibile storia di Hagar, con un finale che sarà 'a sorpresa', credo, per molti di voi.
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Ismaele è il figlio illegittimo di Abramo, nato dall’unione di questi con Hagar, umile schiava al servizio di Sara, moglie di Abramo e sua padrona. Sara, certa di non poter avere figli, acconsente all’unione del marito con Hagar, per dare continuità alla stirpe di Abramo e così nasce Ismaele.
Un giorno, però, per intercessione divina, Sara rimane incinta di Abramo e genera Isacco, suo unico figlio legittimo. Ma Sara concepisce Isacco anche come unico erede di Abramo (non si capisce se del suo patrimonio o del suo amore di padre) e così chiede ad Abramo di cacciare Ismaele dalla loro casa. Abramo acconsente e un giorno, alzatosi di buon’ora, carica un po’ di pane e un otre d’acqua sulle spalle di Hagar e la manda via, assieme al figlioletto Ismaele, che però era anche figlio suo.
Hagar e Ismaele si perdono nel deserto di Bersabea e lì si ritrovano soli e disperati, senza più una goccia d’acqua nell’otre. Allora Hagar, certa che ad attenderli ci fosse ormai solo la morte, depone Ismaele sotto un cespuglio e gli si siede di fronte, “alla distanza di un tiro d’arco” riporta il testo, perché non voleva assistere inerme alla morte del figlio. Ma ecco che in quell’istante appare un angelo del Signore, che chiama Hagar e le chiede ragione del suo sconforto, e allora Hagar smette di piangere e riapre gli occhi. Vede che lì vicino c’è un pozzo d’acqua, quello che prima non c’era, e corre a dissetare Ismaele e se stessa, per poi riempire l’otre e rimettersi in viaggio.
Alla fine Hagar ed Ismaele si salveranno, e condurranno la loro vita nel deserto. Ismaele, dice
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